“Galeotto fu” il pelapatate e chi lo inventò.

pelapatate

Siete già arrivati all’inferno dantesco? Scommetto di sì. Come dimenticare l’amore focoso e adultero della Francesca di Dante, la quale ammette che dietro questa fiamma proibita si celi in realtà, un libro. Il colpevole, l’intermediario che unì Paolo e Francesca sulla scia della passione che unì gli stessi Lancillotto e Ginevra. “Galeotto fu il libro“, oggi ancora vive nei nostri modi di dire, quando dobbiamo rendere a parole la figura (spesso aggettivo) di colui (persona o cosa) che si è fatto intermediario amoroso. Quasi sempre è così. Francesca alludeva alla Letteratura Cavalleresca, è lei che ha reso possibile l’amore per Paolo.

Qui non c’è la Letteratura, bensì la gastronomia e tutta quella gamma di utensili e minuziosi attrezzi che, tenuti segretamente, nel cassetto della nostra cucina, possono veramente cambiare il rapporto con ciò che cuciniamo. Alla fine chi ama la cucina, sa che è un po’ come amare incondizionatamente, senza grandi pretese se non quella di assaporare con gli occhi e con il palato, le nostre piccole opere d’arte. Un amore che raggiunge le vette più alte quando lo sappiamo condividere con gli altri, perché cucinare è un modo di “dare”.

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La “sofficezza” del ciambellone allo yogurt

ciambellone

Torniamo a parlare di dolci oggi, e lo facciamo con uno dei più significativi presente tra i nostri ricordi e la nostra quotidianità in cucina. Anche se spesso la pigrizia, o la mancanza di tempo, hanno la meglio su di noi e tutto ci sembra essere così complicato, è bene ricordarci che il tempo per un buon ciambellone fatto in casa, si trova sempre.

La “sofficezza“, qualcosa che nella lingua italiana non esiste, eppure nei nostri ricordi dei sensi, è un qualcosa di inconfondibile. Un sapore, un odore, la forma di questa ciambella che diffonde entusiasmo e calore per tutta la casa. La corsa dei più piccoli, per agguantare il cucchiaio con cui si è preparato l’impasto. Questa ricetta arriva dalla mamma, la quale mi suggerisce di versare un vasetto di yogurt nella ciotola, e utilizzarlo, una volta sciacquato e asciugato, come dosatore per completare l’impasto del mio ciambellone.

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Cocktail di gamberetti in coppe di pompelmo

cocktail gamberetti

Anche questa ricetta vanta una semplicità e rapidità, davvero sorprendenti. Ideale come antipasto per una cenetta di pesce (anche carne, per me sta sempre bene). Saranno tantissime le volte in cui abbiamo proposto ai nostri ospiti un antipasto a tema “gamberetto in salsa rosa”, è vero. Ma alla fine credo si apprezzi sempre, il segreto poi è trovare delle varianti gustose. L’idea del pompelmo/coppa è arrivata da un mio carissimo amico, lui le aveva riempite con un’insalata di mare più o meno classica io, ho scelto invece i gamberetti.

Non ci occorre molto, questo basta per 12 persone:

– 6 pompelmi

– 500 gr di gamberetti

– delle belle foglie di lattuga (tante quante le nostre coppe)

– ketchup, maionese (io nemmeno il cognac o la senape aggiungo, si fa un po’ come si preferisce)

E il procedimento è altrettanto semplice.

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Dolcezze soffiate

riso soffiato

Se io dicessi che non ho mai scritto una ricetta, a meno che non valga il ricettario nel cassetto con qualche schizzo e qualche dose, voi scappereste via. Ma è mio dovere dirlo, e mia speranza pensare che tra qualche mese, chissà, si potranno sfogliare ricette davvero “chiccose”. Dunque parto con un qualcosa che, se si potesse racchiudere in un solo aggettivo, sarebbe “semplicità”. Easy easy easy, da principianti, facilissimo, banale, roba che anche mio figlio di due anni…

Sì, abbiamo capito, questa ricetta apre la strada alle altre che verranno. Ho pensato a un dolce, perché qualcosa mi fa pendere più dalla parte della frolla e dello zucchero; insomma prediligo i dolci, nel farli e nel mangiarli. Qui vince, oltre alla semplicità, la rapidità nella preparazione e la “povertà” degli ingredienti. Dunque, se la credenza è semivuota, niente paura, qualcosa si può fare.

Ci occorre davvero poco:

6 Barrette di Mars ( ovviamente possiamo usare anche cioccolato al latte, fondente o bianco, come preferiamo)

50 gr di burro

Riso soffiato 100 gr

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La bontà e la modestia della zucchina. Un fiore senza spine.

Non inganna del tutto il nome della zucchina, e non è uno scherzo della lingua italiana, perché conoscendola più da vicino, la zucchina, ci confida la sua appartenenza alla famiglia delle cucurbitacee. Ed è lì che si trovano anche le zucche, i cetrioli, i meloni e le angurie.

La premessa potrebbe (vorrebbe) ingannare chi legge. Forse l’idea è quella di impressionare facendo leva su una pseudo conoscenza della materia gastronomica. Ma come faccio a non considerare il fatto che questo, sia per me, il primo esperimento di “Food Writing”? Perdonate l’inglesismo che a volte disturba, ma ancora non ho trovato un corrispettivo italiano. Lo troverò però, è una promessa. Ora, sarebbe carino spiegare chi sono, che faccio e perché. Ma tutta la vostra attenzione in questo momento, si sarà già affezionata al titolo del post. Se così non fosse, è un bel guaio. Da qui parte una nuova avventura, nella quale due grandi passioni si incontrano e corrono di pari passo. La scrittura e la Cucina. Mi addentro in un mondo nuovo, vado col passo morbido e una bella dose di entusiasmo, accompagnata da un pizzico di paura. Lo faccio partendo da un esercizio proposto nella graziosa aula di Food Confidential, base del nostro corso di Food Writing. Paolo Di Paolo è il nostro mentore. Giovane autore romano, tra i finalisti del Premio Strega 2013 con il suo “Mandami tanta vita”. L’esercizio prevede questo: partire da un ingrediente “nudo e crudo” e provare a scrivere qualcosa…

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